Mektoub, My Love: Canto Due
01/04/2026
di Abdellatif Kechiche
con: Ophélie Baufle, Hafsia Herzi, Salim Kechiouche, Andre Jacobs, Lou Luttiau

Il Canto Uno della trilogia firmata da Abdellatif Kechiche in quasi un decennio di sviluppo del progetto metteva in evidenza la solarità e la freschezza di giovani corpi, danzanti, sognanti, ritratti al mare, quello del sud della Francia, esattamente nella località di Sète, elementi attrattivi che tentano Amin (Shain Boumedine), il giovane protagonista, introverso, ancora incerto sulla strada da far intraprendere al suo avvenire.
Il film, in anteprima a Locarno e in anteprima nazionale al BIF&ST - Bari International Film&Tv Festival (21-28 marzo 2026) dove al regista franco-tunisino è stata dedicata una retrospettiva (con quasi tutti i suoi film tra cui La vita di Adele, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2013), è il terzo e ultimo capitolo della serie Mektoub, My Love di Kechiche, dopo Canto Uno (2017) e Intermezzo (2019). Come i suoi predecessori, è basato sul romanzo del 2011 La Blessure, la vraie di François Bégaudeau.
Il Canto Due, conclusione (forse) della serie di Mektoub, con un Intermezzo con lo stesso gruppo di personaggi e con dinamiche relazionali simili, riprende la vitalità dei corpi in maniera meno innocente perché inserisce nella vita di Amin, tornato a casa da Parigi con alcuni progetti sul cinema, l'arrivo di una coppia di americani in vacanza formata da un’attrice Jess (Jessica Pennington) e il marito produttore Jack (Andre Jacobs), viziati e annoiati, voraci nelle relazioni come a tavola nel richiedere piatti di cous-cous. Amin deve aiutare il cugino Tony (Salim Kechiouche) in due diverse situazioni, di cui la prima monopolizza tutto il film e coinvolge l’amica Ophelie (Ophelie Bau), mentre la seconda prende corpo e si rivela nella sua prepotente drammaticità alla fine del film.
Mektoub, my love - Canto due ipnotizza lo spettatore intrecciando le vicende di un nucleo di personaggi arabofoni che vive nel sud della Francia con altre storie di francesi e di turisti. Il destino (mektoub in arabo significa “ciò che è scritto”), però, ha già deciso per Amin anche se il ragazzo, ormai venticinquenne, tenta in tutti i modi di scappargli. Questa in conclusione la morale del film, per commentare la corsa di Amin in fuga dal suo destino: “Passa, uccello, passa e insegnami a passare!” (Ferdinando Pessoa).
Voto: 8
Michela Manente