Under the Light

05/05/2024

di Zhang Yimou
con:  Joan Chen, Jiayin Lei, Naiwen Li, Sun Yizhou, Yu Tian

Ormai per due anni di seguito, il regista del nord della Cina Zhang Yimou ha scelto Udine e il suo Festival Far East come vetrina per presentare gli ultimi suoi film, entrambi del 2023: Full River Red e Under the Light (tit. originale Jian Ru Pan Shi). Dopo i segreti di corte dell’avvincente – sceneggiato a scatole cinesi - film in costume dello scorso anno, Full River Red (Cina, 2023), nella “capitale” italiana del cinema orientale il regista di Lanterne rosse e Vivere! (al FEFF in programma in versione restaurata 4K) ha portato quest’anno, accompagnandolo di persona, in concorso per la miglior sceneggiatura, un’opera che ci parla di potere e avidità, anche nelle relazioni; al centro di questa crime story in toni gangster, riscontriamo come la corruzione, alla pari dell’anti-corruzione, porti a sotterfugi e a doppie/triple piste, a bugie e a un passato da tenere nascosto. Si sa che quando la barca sta per affondare al suo interno non c'è mai solo il capitano ma tutta la ciurma. Il vicesindaco della futuristica città di Jinjiang Zheng Gang (Zhang Guoli) subisce un attentato dinamitardo, fallito, grazie all’intervento in extremis del figlio adottivo Su Jianming (Jia Ying Lei), di professione poliziotto alla ricerca della verità non solo sullo sconvolgente episodio. È chiaro che qualcuno lo voleva morto. Il vicesindaco è in combutta con Li Zhitian (Yu Hewei), magnate e tycoon di una multinazionale industriale nata con le imprese nel business del settore edilizio e poi allargatasi ad altri affari. Nel frattempo la polizia indaga e scopre chi è il mediatore, il quale, sfortunatamente per l’istruttoria, viene eliminato (l’esecutore dell’attentato era morto sul posto). Anche altre persone informate sui fatti vengono messe a tacere in modo brutale dall’una o dall’altra parte ma non la mente dell’operazione, lo stesso Li Zhitian. 

Zhang Yimou firma una pellicola in cui i dialoghi tra i personaggi, in incontri segreti o con telefoni secondari, accompagnano un’azione di crescente violenza e pericolosità, incatenando dinamiche familiari, lavorative, sentimentali e mafiose da vero noir urbano. Un’opera che per 127 minuti della sua durata coinvolge lo spettatore che non riconosce al primo impatto chi siano i buoni buoni - ma riconosce subito i cattivi cattivi - perché le pedine vengono di volta in volta mangiate. Affiorano cadaveri del passato e la tortura o le sevizie sono una delle modalità per mettere a tacere e tentare di salvare la barca che sta affondando. Under the Light è un film drammatico sulla criminalità cittadina che tratta una rosa di argomenti, dalla lotta alla corruzione alla lotta alla criminalità, assieme alle proteste lavorative e innestando le critiche sulla moralità di parte del mondo imprenditoriale degli uomini con impeccabili completi scuri e cravatta.

Jinjiang è una città immaginaria; in realtà il film è stato girato a Chongqing, nel sud-est della Cina, megalopoli fatta di alti grattacieli e uffici di vetro che danno sullo skyline in verticale della città. Dramma stigiano della corruzione municipale e del gioco di potere mortale, il film si compone di un primo tempo fantastico e, grazie al cast memorabile, mantiene una più blanda aderenza nella seconda parte, arrivando fino al processo, alla condanna, alla pena dei colpevoli, con graduale scalata di toni fino a quelli del bianco e nero. Yimou fa luce, è il caso di sottolineare, sull’animo umano e sul dualismo bene-male ma per aver affrontato il tema della corruzione politica, per molti anni ha subito l’ostracismo del Governo alla distribuzione del suo film in Cina, con censura e tagli richiesti. Al 26esimo FEFF, che ha consegnato il Gelso d’oro alla carriera a Zhang Yimou, è rientrato nella categoria, in concorso, International première.


Voto: 8

Michela Manente