Maestro

16/12/2023

di Bradley Cooper
con: Bradley Cooper, Carey Mulligan, Matt Bomer, Maya Hawke

Leonard Bernstein, “il più grande direttore d’orchestra d’America” sente innanzitutto di essere un compositore, e lamenta il fatto di aver composto solo qualche musical. L’essere un creatore, bisognoso di solitudine, e un esuberante personaggio pubblico lo fa sentire un po’ schizofrenico. Così come lo è nella vita sentimentale, innamoratissimo di tre cose: la musica, la moglie Felicia e i bei ragazzi. “Maestro” ci racconta la vita, le opere, gli amori, la creatività, l’energia, la passione assoluta, la spezzatura interiore, la devozione -nonostante tutto- alla donna della sua vita e alla famiglia di questo geniale ed eccentrico, talvolta autodistruttivo, personaggio, oscillante tra tristezza e gioia di vivere, altruismo ed egocentrismo.

E anche il film è un po’ schizofrenico: inizia brillante, in bianco e nero, con una bella regia a passo di musical e virtuosismi in macchina da presa; per poi proseguire riflessivo, con colori vintage e vocazione melo’, nel racconto degli alti e bassi del rapporto tra Lenny e Felicia: e, pur evitando con elissi narrative certi passaggi biografici, cadendo in qualche modo nelle trappole dei biopic. Alla fine quel che resta è, forse giustamente, non l’esercizio di stile, per quanto egregio, ma il ritratto dell’uomo, e i giganteggianti interpreti. Felicia Montalegre è interpretata da Carey Mulligan, che mai ha sbagliato un’interpretazione in tutta la sua carriera e conquista di cuore il primo posto nei titoli; Bernstein è Bradley Cooper. O forse dovremmo dire che Bradley Cooper è Bernstein, perché non si limita a interpretarlo, ma lo diventa proprio, con una perfetta mimesi fisica, vocale e soprattutto spirituale: osservatelo come ne viene impossessato nelle sequenze in cui dirige l’orchestra. Del resto, che questo ruolo sia quello “della vita” per Cooper, che lo ha desiderato con tutto se stesso, è evidente dal fatto che i film non solo lo vede protagonista, ma anche produttore (assieme a Scorsese e Spielberg, a garanzia di qualità), regista e autore della sceneggiatura. Ed è forse proprio in fase di scrittura che emerge la personalità del suo autore, tra attrazione per il personaggio che descrive e amore per il cinema sentimentale alla Sirk. Da vedere sul grande schermo, e poi riascoltare su Netflix in lingua originale. 

Voto: 7

Elena Aguzzi

L’epoca contemporanea è caratterizzata da un desiderio insaziabile di ricostruzioni biografiche, da fruire sul grande e, soprattutto, sul piccolo schermo.

Un appetito vorace appagato, e stuzzicato, anche con la discutibile narrazione di vicende relative all’esistenza di persone che oggi godono di notorietà, ma che mai in passato sarebbero state soggetto/oggetto di un’opera cinematografica, di un documentario o di un biopic.

Bradley Cooper merita, quindi, la doverosa gratitudine dello spettatore, perché con “Maestro” ha portato sotto i riflettori un gigante della musica del Novecento la cui attività potrebbe essere però poco conosciuta da un pubblico di non estimatori di composizioni orchestrali, concerti sinfonici e opere teatrali.

Potremmo quindi considerare divulgativo il film di Cooper, prodotto, tra gli altri, da Martin Scorsese e da Steven Spielberg. Uno spunto pregevole per scoprire, o approfondire, la vivacità creativa di Bernstein, uomo la cui carriera brillante viene raccontata con straordinaria partecipazione dal regista/attore nei panni del protagonista.

In un lungometraggio incentrato su musiche di bellezza sfolgorante, appare una scelta felice aver dedicato alcune sequenze ai soli dialoghi tra i personaggi; particolarmente negli snodi che rendono palese il divario crescente tra il successo sensazionale riscosso via via da Bernstein e le relazioni affettive che rischiano di incrinarsi irreparabilmente. 

Bravissima Carey Mulligan nel ruolo della moglie, ed emozionanti alcuni momenti del film, come il concerto tenuto dall’orchestra nella cattedrale di Ely, diretto dal Maestro con trasporto travolgente.

Voto: 8

Andrea Salacone