
Eggers, il regista che firmò quel capolavoro titolato 'The Witch', ci presenta la sua versione del 'Nosferatu' di Murnau (1922) e del 'Nosferatu, il principe della notte', di Werner Herzog, nonchè del Dracula di Francis Ford Coppola, tutte opere, le succitate, che si ispirano liberamente al romanzo di Bram Stoker, e sottolineiamo liberamente, non fatevi ingannare dal celebre 'tratto da'.
Forse la versione più fedele al libro, quella di Eggers, sebbene, a nostro giudizio, assai distante, nella qualità, dalla grande fatica di Herzog, del 1979, con Klaus Kinsky e Isabelle Adjani.
Da segnalare la meravigliosa, intensissima fotografia, e la pellicola meriterebbe una visione anche solo per quella, saturata dai colori cardine del nostro autore, ovvero il grigio, il nero e il marrone.
Bene faremmo se prendessimo questo ennesima riproposizione del mito di Dracula come un capolavoro visivo e registico, dato che la scrittura pomposa, non contestualizzata e la narrazione claudicante in quasi tutti i punti rovinano lo spettacolo.
Buona, ma didascalica è la prova di Willem Dafoe, nei panni dell'eccentrico professor Albin Von Franz (vedi Van Helsing in Stoker), mentre merita il titolo di straordinaria la prova di Lily Rose Depp, gotica e ninfomane Mina, fino ad oggi l'unica ad essersi avvicinata ai livelli della Adjani.
Ma, nel suo insieme, il Nosferatu di Eggers collezione così tanti inciampi da dover sperare di non essere ricordato troppo a lungo, anche se lo sarà, e necessariamente.
Il lavoro del regista statunitense è tanto maestoso quanto imperfetto.
Lo si dovrà per forza annoverare fra i classici, pur con molti rimpianti.
I più formali dei critici hanno parlato di una 'magistrale' esibizione di Bill Skarsgard. E’ nostra opinione che dentro (letteralmente) un conte Orlok debordante di trucco e di protesi, ci sarebbe potuto stare chiunque.
Serviva l'attore di fama per impreziosire il personaggio. Un grandioso cosplay e niente di più. Il nobile vampiro oscilla fra disgusto, arguzia e inconsistenza caratteriale, se tutto, perfino la sua vita di non morto, è nelle mani della donna da lui desiderata.
Non pervenuto il resto del cast. I comprimari non hanno colpe, ma un minimo di impegno da Hoult, il più statico Jonathan Archer della storia, ce lo saremmo aspettato.
Se il Dracula di Coppola peccava di 'barocchismo' e tuttavia funzionava, nella sua visionarietà, qui passiamo dal geniale all'imbarazzante con tanto agio da non farci desiderare una seconda visione.
Voto: 5
Carlo Baroni